Racalmuto. Perché vice Prefetti criticati chiedono danni a blogger?

Accusato di diffamazione dalla commissione straordinaria, il blogger che denunciò gli abusi del comune poi sciolto per mafia si domanda se potrà ancora scrivere

C’è amarezza nella voce di Sergio Scimè, contro il quale è stata avviata un’azione risarcitoria da parte dell’amministrazione straordinaria del comune siciliano di Racalmuto.

Con il suo blog, Regalpietra libera Racalmuto – nome ispirato al paese immaginario di un’opera di Leonardo Sciascia, originario proprio di Racalmuto -, Scimé si dice convinto di aver reso un servizio alla sua comunità, promuovendo le iniziative culturali e sociali, informando sull’attività amministrativa del comune, segnalando disservizi, dando voce ai cittadini e alle associazioni, affrontando i temi della legalità che si intrecciano a filo doppio con le vicende di un comune sciolto per via dei gravi condizionamenti mafiosi. Visitando il blog si avverte come quel lavoro abbia riscosso l’apprezzamento di tanta gente comune, alimentando dibattiti sulle scelte delle amministrazioni che si sono succedute a Racalmuto, sul da farsi per migliorare il paese, ma anche articoli critici, talvolta duri, come quando traccia il bilancio a un anno dal commissariamento, esercitando quel diritto di critica che è il sale di ogni vera democrazia. Garantendo il diritto di tribuna anche alle voci contrarie.

E proprio consultando l’albo pretorio Scimè ha scoperto di essere destinatario, con il coautore del blog Giuseppe Guagliano, di un’azione risarcitoria da parte del comune, a firma della commissione straordinaria composta dai due vice prefetti Enrico Galeani e Filippo Romano, e dal funzionario del ministero dell’Interno Emilio Saverio Buda. “A tutela dell’immagine, dell’onore e della reputazione del Comune e della Commissione Straordinaria”, si legge nell’oggetto della delibera, resa esecutiva il 21 maggio a firma di Romano e Buda (assente Galeani) e pubblicata il 9 luglio scorso, stesso giorno in cui il vice prefetto Romano – nel frattempo destinato ad altro incarico – verrà sostituito dal vice prefetto Maria Salerno.

Un testo che suona già come una sentenza (“Premesso che i signori Scimè Sergio […] e Giuseppe Guagliano […] hanno calunniato e diffamato”, è scritto) e in cui vengono anche resi pubblici i dati anagrafici e il domicilio dei due blogger [Leggi la delibera].

Sergio Scimè, che fa l’insegnante di lettere alle scuole medie di Racalmuto e ha aperto il blog nel 2009 per passione, non si dà pace: “Un chiarimento magari prima? Dirmi: ‘Hai sbagliato questo, guarda che qui non è corretto’. Se ne parla. Invece niente. Ogni volta che qualcuno mi ha segnalato un’inesattezza, sono sempre stato pronto a correggermi. Può darsi che abbia sbagliato. Ma un’azione legale non me l’aspettavo”.

Quali articoli possano aver leso “l’immagine, l’onore e della reputazione del Comune e della Commissione”, Scimè non riesce proprio a capirlo. Nella delibera non si fa riferimento a nessun articolo o argomento in particolare, né gli è stata mai recapitata alcuna richiesta di rettifica.

La ragione potrebbe però riguardare le dichiarazioni o i commenti lasciati sul blog da terzi. “Nella delibera non si parla di responsabilità in solido – dice, escludendo così l’ipotesi -, e non vengo citato nel ruolo di amministratore. Si fa riferimento a materiale che io ho firmato. Sui commenti anonimi sono stato sempre molto prudente, sono trecento o forse più i commenti che non ho mai pubblicato. Ci sono stati interventi di politici, anche su Facebook, molto duri verso la commissione. Ma nessuno di questi è stato oggetto dell’azione legale”.

Per capire quali articoli fossero stati considerati offensivi, Ossigeno ha cercato i commissari straordinari. Dopo un primo tentativo a vuoto, poiché il numero di telefono sul sito del comune indicato come quello della commissione è inesistente, più un secondo tentativo attraverso il centralino, che ci ha girato alla segreteria, la quale risponde che i commissari non sono in ufficio, senza però saperci indicare quando li avremmo potuti trovare, abbiamo interpellato Claudio Trovato, l’avvocato incaricato dal comune di intraprendere l’azione legale contro i due blogger. L’avvocato, che nulla ha potuto dirci poiché l’atto non è ancora stato notificato alle parti, ha voluto però sottolineare la scelta dei commissari di procedere solo in sede civile. Trovato, sul perché non sia mai stata chiesta una rettifica, ha riposto di non essere a conoscenza delle motivazioni di questa scelta.

Qualche segnale in realtà c’era stato, ma per niente facile da cogliere. Durante la conferenza stampa di anticipazione del piano regolatore generale, come riporta il giornalista Nicolò Giangreco nel servizio andato in onda dall’emittente locale Studio98, i commissari avrebbero dichiarato: “Racalmuto non è affatto il paese con le tasse più alte al mondo. È un modo di istigazione da parte di qualcuno che porta a farsi del male, ecco perché la commissione straordinaria ha dato mandato ai suoi legali di citare per danni coloro che negli ultimi mesi hanno usato toni e argomenti ritenuti diffamatori verso i commissari”. Era il 24 gennaio 2013, ma la delibera che dà il via all’azione legale sarà pubblicata sette mesi più tardi, il 9 luglio.

Non sarebbe l’unico precedente. Scimè ci racconta che, durante una conferenza stampa, uno dei commissari avrebbe detto: “Tra voi c’è qualcuno che non merita di stare qua”. I problemi in realtà c’erano già prima del commissariamento. Andando a ritroso tra le pagine del blog, fino al 2010, si ritrova la breve cronaca di un’aggressione verbale in pieno giorno, in piazza, ai danni di Scimé – sempre a causa dei suoi scritti -, da parte dell’ex sindaco Salvatore Petrotto.

Tre anni più tardi sarà proprio Petrotto, su Facebook, ad addebitare all’insegnante la responsabilità dello scioglimento della sua amministrazione, per l’attenzione delle istituzioni che Sergio sarebbe riuscito ad attirare: “Ecco chi ci ha regalato i commissari inviati dal ministero dell’Interno, grazie ad una lunga serie di calunnie di cui si sono accorti gli stessi commissari che hanno querelato i calunniatori […]. Ci riferiamo alle due persone che, giustamente, sono state querelate dai commissari inviati dal ministero dell’Interno a Racalmuto […]”. Un curioso cortocircuito, per il quale l’ex sindaco sostiene l’operato di coloro che lo hanno commissariato.

Una citazione in giudizio non è una condanna e i due racalmutesi avranno modo di difendersi. Intanto però questa azione legale – che non è ancora stata notificata – qualche effetto lo ha sortito. È l’effetto “bavaglio”, quello per il quale di fronte ad azioni di questo genere, il malcapitato ci pensa due volte prima di scrivere ancora sugli argomenti o sugli stessi soggetti. “Abito in una via del centro storico che oggi è piena di erbacce, non lo posso più scrivere?” si chiede Scimè, sintetizzando così il clima intimidatorio che l’iniziativa ha generato, verosimilmente non solo su di lui.

L’altro effetto, non meno importante, è l’impossibilità di concorrere alle prossime elezioni comunali nel caso in cui l’azione legale abbia seguito, poiché la lite pendente con il comune costituisce causa di incompatibilità (ex art. 63 TUEL). Qualunque sarà la sentenza, a Racalmuto qualcuno ha già vinto.

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